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La città come testo: scritture e riscritture urbane
Convegni e seminari
Milano. Triennale
   
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La città come testo: scritture e riscritture urbane

Convegno internazionale, Università di Torino, Sala Lauree della Facoltà di Lettere e Filosofia, 19 e 20 maggio 2008, nell'ambito del progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN 2006)

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La città come testo: scritture e riscritture urbane. Torino, 18-19 maggio 2008

Abstract [ma sono disponibili anche gli atti completi]

2. Isabella Pezzini, Università di Roma "La Sapienza"
bullet Nuovi spazi semiotici nella città: due casi a Roma
L'Ara Pacis e l'Auditorium - benché la prima nasca soprattutto come Museo, e il secondo come luogo di spettacoli e sede di eventi - rientrano nel grande investimento operato dalle ultime due amministrazioni comunali in direzione dell'offerta culturale della città, meta turistica da sempre ma da sempre anche sofferente per alcune gravi carenze, fra cui appunto la fatiscenza o l'inadeguatezza di alcuni importanti musei e l'assenza "storica" di un auditorium di livello europeo. Inoltre, l'intervento è avvenuto in due aree ritenute strategiche nel riassetto cittadino: da un lato il centro storico, in un punto nevralgico come Piazza Augusto Imperatore, lungamente trascurato, degradato e poco valorizzato; dall'altro la zona Flaminio, che prevede oltre all'Auditorium di Renzo Piano altri importanti interventi come la costruzione, in corso, del MAXXI (Museo Nazionale e centro per la documentazione e valorizzazione delle arti contemporanee) progettato da Zaha Hadid. Entrambi gli interventi infine si caratterizzano in quanto forti segni di architettura contemporanea, che fanno rima con progetti in corso nella città firmati da altri celebri architetti (l'ampliamento della Galleria Comunale di Arte Contemporanea, MACRO, in via Reggio Emilia, di Odile Decq, il nuovo Centro Congressi detto "la Nuvola" di Massimiliano Fuksas; il progetto di riconversione del Mercato Ostiense di Rem Koolhaas…). La relazione si propone di individuare le caratteristiche principali di questi nuovi spazi semiotici nella città romana.

4. Silvano Tagliagambe, Università di Sassari
bullet La città come mondo intermedio
Il futuro della città appare sempre più legato alla sua attitudine a vivere (e soffrire) di contrapposizioni tra esigenze, domande, funzioni, interessi che si pongono come antitetici e mutuamente esclusivi, accettando la sfida dell'integrazione delle differenze, anziché puntare tutto sulla loro emarginazione. La scommessa insita in questa sfida è la fiducia nella capacità, da parte della città sociale, di mediare e trovare via via nuovi equilibri, diventando luogo di "«trascodifica» dell'informazione".

6. Andrea Tramontana, Università di Bologna
bullet Il litorale versiliese tra strategia urbanistica e autorappresentazione
Oggetto di questo contributo è lo studio dell'area costiera del Tirreno settentrionale comunemente chiamata Versilia (nella provincia di Lucca, Toscana). La nostra riflessione muove da un preciso interrogativo: cosa avviene quando il piano di pertinenza dell'analisi passa dalla singola città a un tratto di territorio più esteso che comprende diversi nuclei abitativi eterogenei tra loro? Certamente per l'analista diventa più complicato rintracciare quegli elementi di coerenza interna e chiusura che possiamo reperire in una città unica: infatti aumenta la differenziazione tra le diverse aree, si moltiplicano i confini e le zone di passaggio e ogni elemento caratterizzante un luogo rende più complicata l'operazione di reductio ad unum, già delicata quando si ha a che fare con una cittadina di piccole dimensioni. Il nostro caso di analisi riguarda una zona litoranea decisamente antropizzata, dall'Ottocento meta di villeggiatura alto borghese e che nel secolo scorso ha visto intensificarsi il processo di "scivolamento verso il mare" degli insediamenti abitativi meglio noto come "litoralizzazione" (a fronte di una marginalizzazione dei limitrofi comuni di montagna). Il tentativo è quello di condurre un'analisi su questo territorio funzionalmente sviluppato, articolato in una serie di centri ricchi di servizi e funzioni che hanno trovato una comune vocazione a costituirsi come "sistema turistico locale" coerente e integrato. Se lo spazio urbano è inevitabilmente plurale e complesso, le diverse amministrazioni locali (di Forte dei Marmi, Marina di Pietrasanta, Viareggio e Torre del Lago) hanno cercato di competere con altre zone litoranee italiane enfatizzando i caratteri di uniformità e di identità comune, con un intenso lavoro di recupero (e creazione, quindi) di un passato glorioso fato di tradizioni e eventi culturali. Questo racconto di una storia in comune, questa costruzione e messa in prospettiva di un'area geografica percepita come un tutto organico (che ha un'individualità, un nome, un 'volto' solo) necessita di un complesso apparato discorsivo intriso di precise scelte valoriali, che si rintracciano nei testi promozionali ma anche nelle scelte urbanistiche, nelle pratiche e i riti sociali. Tutto questo apparato sembra mirare a mettere in luce la continuità con il passato (conservazione più che mutamento), differenziazione funzionale delle diverse località ma prevalente armonia e continuità paesaggistica. La necessità di plasmare l'immagine, scrivendola e riscrivendola attraverso pratiche sociali, scelte di arredamento urbano e campagne pubblicitarie, è per la Versilia fondamentale poiché si tratta di una destinazione del turismo balneare che deve competere economicamente con altre aree per cui si riscontra il tentativo di sviluppare in modo coerente, efficace (e redditizio) una valorizzazione di spazi sociali, di elementi del paesaggio ed eventi attrarre i turisti. E lo si può vedere anche nella discussione di progetti o delle scelte riguardanti l'aspetto del waterfront o la riqualificazione di aree della cittadine: ciascuna cerca di favorire una precisa interpretazione dello spazio, sollecitare nel turista una 'lettura' o uno stile di vacanza. Si vedrà dunque quanto anche nel caso di un'area più ampia rispetto alla singola città possano essere rintracciati dispositivi di produzione del senso che orientano il luogo, lo segnano e lo marcano attraverso principalmente una 'narratività' precisa.

7. Dario Mangano, Università di Palermo
bullet Città di sabbia. Pratiche di costruzione del senso di una località balneare: il caso di Mondello
Mondello è la località balneare più prossima alla città di Palermo. Per nove mesi l'anno il paesaggio è quello, quasi tropicale, di una distesa di sabbia bianchissima lambita da acque di un azzurro cristallino che ispira ai palermitani le attività più tipiche di questo genere di luoghi. Si va in spiaggia per prendere il sole, per giocare a palla, per fare volare l'acquilone e, quando finalmente il sole primaverile riscalda un po' le acque e gli animi, per fare il bagno. Tutto normale insomma, almeno fino ad una data del mese di giugno – solitamente l'11 – quando comincia ufficialmente la stagione balneare. Da quel momento in poi Mondello cambia profondamente. Smette di essere un paradiso naturale e prende piuttosto le forme di un sistema urbano. Si formano vie di transito e relativi ingorghi, si creano zone riservate ad ogni attività domestica ed extradomestica, vengono istituiti privilegi e i modi di avvalersene senza averne il diritto. Tutto questo, si badi, non nelle vicinanze della spiaggia, tra strade d'asfalto e costruzioni in cemento, ma proprio sopra di essa, tra asciugamani (che lì chiamano 'tovaglie'), sedie sdraio e "capanne". Proprio queste ultime sono considerate da molti le principali responsabili di tale nefasta trasformazione. Si tratta di particolari costruzioni che hanno poco a che vedere con foglie di palma e tronchi legati insieme alla Robinson Crusoe e che somigliano piuttosto a "casette" in legno, realizzate in forme elementari come quelle che popolano i disegni dei bambini e altrettanto colorate. I primi giorni di giugno centinaia di tali piccole costruzioni vengono depositate perpendicolarmente al fronte marino dalla famigerata società italo-belga che ha in concessione la spiaggia. File ordinate che trasformano il paesaggio naturale rendendo possibile quel complesso sistema di differenze sul quale si basa lo sfruttamento commerciale del fronte marino. In termini semiotici si tratta di una sorta di griglia che, nell'assegnare un preciso senso agli spazi, apre gli stessi alla consueta serie di intepretazioni e negoziazioni che determinano l'effettivo modo in cui tale luogo viene letto e dunque vissuto. L'analisi che proponiamo in questo intervento mira a ricostruire Mondello come l'esito dei diversi processi di produzione di senso che hanno luogo a partire dalle forme testuali che lo popolano. Pensiamo con ciò tanto al livello fisico degli spazi e della loro articolazione, quanto ai modi di vivere tali estensioni, sia materialmente, spostandosi in esse e facendone il supporto delle proprie azioni, sia rendendole l'oggetto dei propri discorsi. In particolare, muoveremo da uno studio topologico della zona cui farà seguito l'analisi degli oggetti che lo popolano caratterizzandolo e riconfigurandolo: cabine, staccionate, cortili, passerelle cementate, ma anche sdraio e ombrelloni. In seguito verranno prese in considerazione le soggettività che attraversano questo spazio, per professione o per diletto. Venditori ambulanti, bagnini, tesserati, persone comuni, tutti attori della stessa storia il cui ruolo e la cui identità sarà ricostruita grazie all'osservazione diretta di tipo etnografico, ma anche all'analisi dei discorsi da essi prodotti. La terza tipologia di testo a cui faremo riferimento è, infatti, quella del racconto giornalistico e dunque, in un certo senso, la voce del popolo. I giornali locali durante i mesi estivi riservano a Mondello una attenzione straordinaria, tale per cui con cadenza quotidiana è possibile trovare almeno un articolo che abbia a che fare con questa località balneare. Storie di ogni sorta che al tempo stesso parlano di Mondello e parlano Mondello, contribuendo a renderla ciò che è: una forma di vita.

9. Maria Claudia Brucculeri, Alice Giannitrapani, Università di Palermo
bullet Turismo ed effetto-città
Con questo contributo ci proponiamo di indagare come venga costruito l'effetto di senso 'città' in alcuni testi turistici. In particolare, verranno presi in considerazione testi promozionali (le brochure ideate dagli enti di promozione turistica ufficiali) e testi 'programmatori' – le principali guide turistiche del mercato italiano. Il corpus testuale sarà costituito da guide e brochure relative ad alcune delle principali città turistiche che si affacciano sul Mediterraneo: Barcellona, Palermo e Marsiglia. Si tratterà pertanto di verificare da un lato come venga costruita l'immagine della città a fini turistici (quali aspetti vengono valorizzati e quali invece dis-valorizzati, quali percorsi si danno al suo interno, cosa vi è di rappresentativo, etc.), dall'altro come questa identità (turistica) venga comunicata. L'ipotesi è quella dell'emergenza di una doppia variabilità nelle strategie enunciazionali: da una parte una differenza tra generi (brochure vs guide turistiche), dall'altra una differenza enunciazionale interna che permette di individuare singole peculiarità testuali e immagini dei luoghi differenti.

14. Stefano Ghislotti, Università di Bergamo
bullet Filmofanie veneziane. Volti noti e meno noti della Venezia cinematografica
Nel corso di più di un secolo di storia del cinema, Venezia ha prestato la propria immagine a innumerevoli prodotti cinematografici, dai pionieristici filmati dei Lumière alle pellicole degli action movies contemporanei. Scopo dell'intervento è prendere in esame alcuni esempi significativi dei modi secondo i quali il cinema ha filmato o rappresentato la città lagunare. Attraverso l'analisi di esempi concreti tratti da produzioni molto varie procederemo ad una ricognizione dei volti cinematografici che Venezia ha presentato, distinguendo due tipologie: da un lato la città come luogo unico nella sua specificità, simbolo a vario titolo di modi di essere e di percezioni specifiche, dall'altro la città come sfondo, immagine inconfondibile sulla quale si svolgono le azioni rappresentate. Esamineremo inoltre Venezia come luogo che viene mostrato e percorso attraverso riprese on location, oppure evocato attraverso segni caratteristici che possono sostituire la città stessa, creando un luogo di sintesi, immaginario e cinematografico, caratteristico di uno sguardo o di un'idea che lo interpretano.

16. Rossana Bonadei, Università di Bergamo
bullet Esterni londinesi: lo spettacolo infinito
"London is a show": la prima passeggiata in città che la poesia inglese registra è all'insegna dello skock visivo e acustico – "a Babel din", tradotto in una narrazione declinata dentro a metafore sceniche/spettacolari ("masquerade", "pantomimic scene", "entertainment", "exhibition", "fair"). The London Eye, struttura spettacolare ultima aggiunta a uno psichedelico skyline londinese, ripropone l'attualità di un paradigma verticale/panoramico che è proprio della metropoli, la fonda e la sostiene simbolicamente. Questo occhio artificiale e metallico- la risposta post-moderna e quasi-kitsch al più famoso monumento metallico del Continente- riscrive uno sguardo sulla città che è tutt'uno con la vocazione spettatoriale del soggetto urbano.

17. Ugo Persi, Università di Bergamo
bullet San Pietroburgo città immaginaria
La definizione "Pietroburgo - 'città comprensibile'" assume significato alla luce di un famoso libro dello storico russo Nikolaj Anciferov "L'anima di Pietroburgo" (1921). In questo libro l'autore traccia una mitologia della città basata sui testi letterari che hanno la città sulla Neva come protagonista o come sfondo delle vicende narrate. La mitologia in questione insiste sull'evanescenza della realtà pietroburghese, sulla sua spettralità, ma l'insistenza avviene su loci architettonici o territoriali che hanno ormai perso la loro fisicità a causa dell'automatizzazione ingenerata dalla ripetitività. Raramente la Pietroburgo letteraria è rappresentata come una città in cui vivono ed operano persone reali. La proposta del contributo in oggetto è di non perdere di vista la città reale e far collimare le due facce della medaglia pietroburghese, qualla mitologica e quella urbanistica, per giungere alla rappresentazione di una "Pietroburgo comprensibile".

19. Fabio Bacchini, Università di Sassari
bullet Lo sguardo della scienza. La rappresentazione della città negli scrittori innovativi degli anni Sessanta e Settanta provenienti da formazioni scientifiche
Molti degli scrittori innovativi degli anni Sessanta e Settanta provenivano da percorsi formativi di tipo scientifico. Carlo Emilio Gadda era un ingegnere elettronico; Primo Levi un chimico; Alain Robbe-Grillet un agronomo. Raymond Queneau e Jacques Roubaud avevano una buona preparazione matematica. Italo Calvino era cresciuto in una famiglia dedita alla ricerca scientifica: suo padre era un agronomo, sua madre una biologa. Quanto ha inciso questa familiarità con la visione scientifica del mondo, sul modo in cui questi scrittori hanno rappresentato e descritto lo spazio urbano? La città è stata guardata con occhi nuovi da questi artisti conoscitori delle scienze? La Parigi di Queneau – si pensi agli Esercizi di Stile – è una Parigi vista sub specie mathematica? Le città di Calvino sono anche città visibili soltanto attraverso la scienza? Lo spazio di Levi è uno spazio molecolare, che agisce legandosi? Lo spazio urbano di Robbe-Grillet è uno spazio che viene prima di tutto misurato? Si può affermare perfino che il nouveau roman sia un romanzo in cui lo stile letterario è raggiunto e conquistato attraverso l'agronomia? Se sulla città rappresentata agisce sempre un vedere come – già nella città percepita, per non parlare della città immaginata o descritta in un testo narrativo – è forse possibile indagare gli effetti della proiezione di un vedere come ispirato o parzialmente determinato dalle scienze su oggetti complessi in apparenza poco 'scientifici' quali le città.

20. Francesca Melzi d'Eril, Università di Bergamo
bullet Le città europee e "l'invivibile contemporaneo" di Yannick Haenel
L'entrata nel labirinto di Parigi inizia per il protagonista di Cercle l'ultimo romanzo di Yannick Haenel, (Paris Gallimard, 2007) alle 8..07 di una mattina qualunque in cui egli decide di non andare al lavoro ma di lasciarsi trascinare verso ponti, boulevards, giardini, mentre il suo corpo viene attraversato da gesti, parole, frasi sconosciute, immagini, che lo riplasmano.. Le forme note della città: Notre Dame, la Sainte Chapelle, i ponti, si dissolvono e si ricompongono mostrando un volto surreale, sconosciuto. L'incontro con una ballerina della troupe di Pina Bausch schiude la dimensione poetica. Di cerchio in cerchio questa errance lo conduce attraverso il labirinto europeo rappresentato dalle città di Berlino, Varsavia, Praga e nei meandri dell' '"invivable " contemporaneo, risvegliando la memoria del male e l'incubo della Storia di cui parla Joyce. Il labirinto è il nome della memoria in cui tutto ritorna incessantemente e tutto quello che è stato vissuto riemerge per vivere l'esperienza presente, trasformandosi dunque nella strada del ritorno che riporta sempre al punto di partenza (465-466)

21. Maria Silvia Da Re, Università di Bergamo
bullet La città come mondo della vita. Le regard des ados: un'incursione nella letteratura per ragazzi
La città o le città reali raramente compaiono nei titoli dei romanzi per adolescenti: anche per promuovere le serie che si rivolgono ai giovani lettori (juoniores e young adults), gli operatori mettono l'accento maggiormente sulla vicenda e sui personaggi o sulla figura più o mena ambigua di un eroe. Ma la "messa in testo" della città può giocare un ruolo di primo piano nella letteratura per ragazzi, in cui spesso, anche attraverso un'elaborazione fantastica, rappresenta contemporaneamente una chiave di accesso alla realtà e al suo sfondo invisibile. Si partirà dalla ricognizione di alcuni successi recenti per ipotizzare degli indici di classificazione dei romanzi, ai fini di una "mappatura" della città in questo settore editorial/letterario, che sempre più appare un fenomeno di consumo oltre che culturale.

22. Massimo Leone, Università di Torino
bullet Come si cancella una città
Se si concepisce la città come un testo, passibile di continue scritture e riscritture, allora è lecito chiedersi se questo testo possa essere cancellato, e in che modo. Non si allude, qui, a cancellature parziali; frammenti più o meno ampi del senso urbano scompaiono nel nulla quotidianamente, senza lasciare di sé traccia alcuna, attraverso processi che sono familiari ai più e facilmente descrivibili. In primo luogo, si abradono porzioni della superficie testuale della città: si distruggono edifici, si ostruiscono piazze, si rimuovono statue, targhe o lapidi; si cancellano graffiti, si cambiano i nomi delle strade o finanche quello della città intera. In secondo luogo, si obliano alcuni percorsi di senso possibili all'interno del testo urbano: si cambia il senso di marcia delle strade, si ridisegnano le piste ciclabili, si eliminano o si costruiscono marciapiedi. Infine, ed è questa forse la forma più efficace di cancellazione della città, dimenticano i cittadini, oppure muoiono, e con essi muore il ricordo di un mercato rionale, del nome di un negoziante, di cortili dedicati ai giochi dei bambini, scampoli di senso urbano che spesso svaniscono senza che alcuno li abbia trascritti su un supporto più durevole del corpo di una o due generazioni. Tuttavia, interrogarsi su questi fenomeni di sgretolamento del senso urbano è forse meno interessante del confrontarsi con una questione teorica più ardita: è possibile cancellare una città nella sua interezza, senza che di essa permanga senso alcuno? In modo che il testo che una città esprime sia disfatto come si disfano le maglie di un tessuto? In altri termini, esiste una ars oblivionalis della città, e come si configura?

25. Sergio Scamuzzi, Università di Torino
bullet La città e il suo pubblico: immagine prodotta e immagine recepita
I grandi eventi sono uno dei mezzi di produzione d'immagine per una città più potenti e diffusi. La produzione inizia dalla candidatura, continua nella preparazione e nello svolgimento dell'evento, non termina dopo di loro quando l'eredità è pianificata. Altrettanto la sua percezione che varia secondo i media (televisione, giornali, esperienza diretta dell'evento e dei media urbani), secondo i pubblici (locale, ospite e internazionale), i messaggi veicolati che a livello di produzione sono diversificati nel tempo e secondo media da strategie decise da soggetti emittenti diversi, talora in competizione. S'intreccia con la precedente anche una produzione d'immagine routinaria, non legata al carisma dell'evento né alla sua quotidianizzazione, che la città produce con la sua mera esistenza, tradizionale, nelle sue alterne vicende di sviluppo e nel suo retaggio storico, e che ne costituisce l'identità: ma si tratta anch'essa di una costruzione che nella percezione postmoderna degli stessi abitanti può essere ridefinita. Discrasie e coerenze possono risultare tra produzione e percezione dovuto alla complessità del processo. Il ragionamento presentato viene supportato da evidenza empirica proveniente da un monitoraggio dell'opinione pubblica, nazionale e internazionale, durante i giochi olimpici invernali Torino 2006 e la loro preparazione, condotto nell'ambito di Omero (Osservatorio di ricerca sui mega eventi dell'Università di Torino) di cui l'autore fa parte e da una indagine sulle identità dei luoghi in Piemonte, nonché da letteratura internazionale sull'argomento.

26. Silvia Serreli, Silvano Tagliagambe, Università di Sassari
bullet La città, la forma e l'evento
È stato, com'è noto, Carlo Diano ad assumere «forma» ed «evento» come supporto a ogni analisi di qualunque civiltà. Diano assume queste categorie, ricavate dal pensiero, dalla religione e dall'arte greca, non con valore ontologico, bensì con valore fenomenologico, nel senso che esse vanno articolate sulla base del fenomeno e della storia, nella sfera cioè delle situazioni che in esse si riflettono. L'esemplificazione più semplice e immediata dell'antitesi tra di esse ci è offerta dai due poemi di Omero: l'eroe dell'Iliade è un eroe della forma e perciò della cristallizzazione, della forza, l'eroe dell'Odissea è un eroe dell'evento e perciò dell'intelligenza: perché la forma non è mediabile, ma l'evento è tutto nella mediazione. Achille ed Ulisse sono le due anime della Grecia e tutta la storia della Grecia è la storia di queste due anime.

   
           
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