|
Innovazione della ricerca rispetto allo stato dell'arte nel campo [da cineca.it]
Data la natura interdisciplinare della ricerca proposta, il quadro scientifico di riferimento non può che essere particolarmente complesso e frastagliato, investendo campi disciplinari diversi. Le basi di partenza scientifica della ricerca sono in parte comuni a tutte le unità locali, in quanto risultato di una messa in comune di strumenti, letture, attività. Per altri versi, i gruppi di lavoro esprimono una specializzazione di competenze, annunciando sviluppi e approfondimenti di più specifico interesse.
Qui di seguito riportiamo i filoni tematico-disciplinari utili a comprendere il quadro scientifico di riferimento e le innovazioni che ci si propongono.
1. Il tema della rappresentazione/narrazione dei luoghi, tradizionalmente pertinente gli ambiti della storia, della letteratura e delle arti, si è recentemente aperto a percorsi e discorsi più specificamente di teoria e analisi della cultura, in un intreccio di prospettive che consente di leggere i luoghi come concrete scritture della storia e come depositi dell'immaginario, ovvero come testi costituiti da altri testi: in tal senso un luogo si presenta come un sistema di inscrizione/ restituzione di segni e valori che hanno a che vedere con la cultura, i bisogni e i sogni, gli stili di vita, le retoriche narrative, le strategie della memoria, la doxa del tempo.
La rappresentazione e la pratica dei luoghi- ivi inclusi anche e soprattutto i luoghi urbani e metropolitani- sono dunque diventati temi chiave per l'analisi dei processi politici, sociali e discorsivi attorno a cui si costruisce e si organizza la vita quotidiana di un gruppo: un luogo ‘denso' fatto di segni non sempre decifrabili o dotati di senso, innervato di tensioni contraddittorie, un iper-luogo, ricco di spessore relazionale, ma anche un luogo non privo di quei vuoti di senso che caratterizzano i 'non-luoghi' tratteggiati da Augé. Su questi punti la ricerca intende produrre materiali soprattutto ne senso dell'integrazione delle diverse prospettive.
2. Se il discorso sulla città come palinsesto dell'immaginario si confronta con una fenomenologia testuale che racconta le vicende ideologiche ed estetiche di un dibattito ormai secolare, è possibile d'altronde procedere in prospettiva epistemologica, interrogando il sapere sulla città in termini di sapere generato nella/dalla città.
Lo strutturalismo incrocia il percorso epistemico in alcune riflessioni di Jurij Lotman, che descrive la città come un complesso meccanismo semiotico, generatore di cultura, "un contenitore di testi e di codici che si sono formati in modo diverso, sono eterogenei, appartengono a livelli diversi e fanno uso di diversi linguaggi. Proprio il poliglottismo semiotico che in linea di principio caratterizza ogni città, la rende campo di conflitti semiotica diversi, impossibili in altre condizioni. Riunendo insieme codici e testi nazionali, sociali, stilistici diversi, la città realizza vari ibridi, ricodificazioni, traduzioni semiotiche, che la trasformano in un potente generatore di nuove informazioni". Emerge così l'idea della città come paradigma della complessità, che non si struttura in termini dialettici, ma come comprensione dei complicati meccanismi di co-dipendenza, delle variegate strutture relazionali, delle intricate grammatiche della convivenza e dell'ibridazione.
Questa tensione fra "città testo" e "città metalinguaggio" (osservabile nei casi di Berlino e di Pietroburgo) è, per molti versi, la condizione normale delle città contemporanee, che divengono sempre più depositi di tracce eterogenee e luoghi dove leggere i segni di un cambiamento vertiginoso e composito, di una dinamica trasformativi sempre più complessa, che conferisce loro un poliglottismo sempre più esasperato, che fa emergere, come rovescio della medaglia, un disperato bisogno di ordine, di comprensione, di capacità di orientamento e di discriminazione tra interpretazioni ammissibili e interpretazioni che non lo sono, tra letture "corrette" e letture "scorrette".
A questo punto la città diviene il luogo, concreto e ideale, in cui nascono molte interpretazioni corrette e scorrette possibili: la città è la condizione di possibilità di molte storie (un testo non è una storia, ma il pretesto di molte storie). "La struttura architettonica della città costituisce un fitto sistema di débrayage/embrayage attanziali, al punto che un banale ‘senso vietato' costituisce un opponente. La funzione ricoperta da ciascun elemento urbano dipende dalla storia che chi legge la città sta attualizzando nella propria, personale interpretazione del testo urbano. Se consideriamo che la visione classica (si pensi all'Eco de La Struttura Assente) del significato della forma architettonica è l'identificazione di contenuto e funzione, capiamo allora come la significazione urbana divenga qui un fatto aperto, interattivo e contestuale. Leggere il mondo, in questa chiave, è prefigurare (quasi prescorgere) tutti i progetti d'azione che potremmo intraprendere su di esso. Leggere la città, analogamente, diviene il presentire tutti i progetti d'azione che ci legano interattivamente ai suoi appigli architettonici, spaziali, funzionali – alle sue ‘affordances', per dirla con Gibson.
La ricerca si propone di approfondire questa dimensione, verificandola con un campione limitato ma studiato in profondità.
3. Per quanto riguarda la semiotica dello spazio, dell'architettura e in particolare delle città, si tratta di un tema affrontato in Italia nella ricerca semiotica fin dagli anni Sessanta, col contributo determinante di Eco. Dopo periodi di attenzione variabile, in questo momento esso è ora oggetto di interesse particolare. Dopo il lavoro seminale di Cavicchioli negli anni Ottanta e Novanta sulla semiotica dello spazio, negli ultimi dieci anni si sono sviluppate una serie di ricerche sulla comunicazione dei luoghi, del paesaggio del turismo e dello spazio urbano. Un altro tema pertinente a questo segmento è quello degli effetti comunicativi dei media e in particolare dell'interazione fra mezzi di comunicazione di massa e "grandi eventi mediali" (secondo la definizione di Katz e Dayan).
4. La riscrittura del territorio urbano rimanda anche ai processi dello sguardo e alle loro trascrizioni all'interno dei testi, qui soprattutto visivi, che partecipano dell'universo mediatico, ivi incluse le pratiche turistiche (con riferimento a trasmissioni televisive, testi d'informazione etc., ma anche a cartoline, fotografie, depliant etc.).
Il campo scientifico di riferimento è quello di una sociosemiotica dello sguardo e delle immagini, che ha trovato una strada feconda nella doppia analisi – figurativa e plastica – delle immagini, grazie alla nozione di semisimbolismo: più che alle strutture narrative, è alle procedure poetiche e mitologiche che occorre prestare attenzione per comprendere il funzionamento delle immagini. La ricerca intende contribuire a questo filone sul tema di riferimento.
5. Un segmento importante della ricerca riguarderà infine la storia dei luoghi del consumo, che affonda, almeno nell'ambito della modernità occidentale, nella formazione del tessuto metropolitano e nell'emergere di spazi-evento - le esposizioni universali, i celebri "passages" parigini (Benjamin) - che fin da subito ci pongono davanti al problema del rapporto fra il luogo in quanto "macchina" per far-consumare e le particolari pratiche semiotico-linguistiche che prendono forma in relazione ai diversi luoghi.
La storia dei luoghi di consumo è dunque, in primo luogo, la storia del consumo in quanto pratica sociale che ridefinisce continuamente il modo di "dar senso" allo spazio. In questo senso ci proponiamo un aggiornamento alle ultime tendenze.
|