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Obiettivo della ricerca [da cineca.it]
Il programma di ricerca proposto si dà l'obiettivo di mettere a fuoco dal punto di vista teorico un fenomeno importante nella comunicazione contemporanea (ma non limitato ad esso) come la riscrittura del testo urbano e di studiarne alcune applicazioni particolarmente importanti e significative.
Questo progetto di ricerca ha un carattere interdisciplinare. Esso mette insieme semiotici, studiosi di letteratura, antropologi, filosofi, urbanisti e sociologi interessati al tema dello spazio e della città, della sua rappresentazione e comunicazione, attraverso diverse tipologie di testi (letterari, figurativi, mediatici, progettuali).
Una convergenza così ampia di competenze si spiega per il carattere fortemente trasversale del tema e con la forza del quadro metodologico proposto. La ricerca infatti propone di studiare come si forma il senso dei luoghi, riunendo consapevolmente nell'analisi luoghi reali, e in particolare quei luoghi spesso ipersignificati e assai comunicati che sono le città, e luoghi finzionali urbani della letteratura, dei media, dell'arte e dello spazio audiovisivo.
Presupposto di questa scelta metodologica di base è che i luoghi non abbiano senso né valore in sé, ma solo in riferimento a un certo sistema di credenze, aspettative e conoscenze, un'"enciclopedia"; che muta nel tempo a seconda delle culture e dei progetti di senso che le abitano.
Buona parte dei monumenti che oggi custodiamo hanno avuto periodi di abbandono, o di uso puramente funzionale: il Palazzo dei Papi di Avignone e il Castello Sforzesco di Milano sono stati a lungo ridotti a caserme. La letteratura, l'arte e in generale la fiction anticipano questo processo e spesso costruiscono modelli di luogo (città ideali, giardini, loci ameni, orientalismi) che sono poi riprodotti più o meno consapevolmente nella pratica abitativa.
Il senso dei luoghi cambia per il senso che vi è proiettato dalla società: esso è dunque sempre storicamente collocato e "risignificato": nella maggior parte dei casi non vi è un senso originale o comunque esso non è immediatamente accessibile, per via della stratificazione culturale. Di qui la possibilità oggi largamente praticata di influenzare tale valore con opportune politiche di comunicazione e di infrastrutture.
Tale influenza non può tuttavia sovvertire completamente l'"enciclopedia" corrente, semmai può cercare di sfruttarne degli aspetti poco noti o non ancora utilizzati. Va notatato il fatto che nel potere politico e nella comunità professionale degli architetti dai tempi più remoti vi è una consapevolezza non sempre esplicita ma chiarissima della possibilità di fondare e ristrutturare città (scrivere e riscrivere testi urbani) in funzione di scelte comunicative che per lo più rimandano a una rappresentazione del potere (di una dinastia, di uno stato, di un governo).
Dalle grandi edificazioni delle città antiche e in particolare dei palazzi e degli edifici religiosi, fino alla fondazione rinascimentale delle città ideali come Pienza, fino alle regolamentazioni urbanistiche della capitali moderne (Haussman a Parigi, la fondazione, più o meno artificiale, di capitali come Pietroburgo, Madrid e Berlino, più di recente Brasilia) vi è una continuità che si proietta oggi su un'esperienza della struttura urbana che, si accetti o meno l'ipotesi forte di una condizione postmoderna, è certamente più effimera e facile da ristrutturare, se non altro per ragioni di tecniche costruttive, e più sensibile alla valutazione mediatica di un pubblico globale.
La progettazione e ristrutturazione delle città è sempre più vista come uno strumento della comunicazione non solo del potere ma anche delle città, viste come soggetti competitivi sul piano economico, turistico e culturale (secondo il paradigma del marketing territoriale). Ma, per ragioni connesse ai dati economici e strutturali, non meno che alla condizione postmoderna stessa, oggi sono molto più diffusi i progetti di ristrutturazione che quelli di nuova fondazione. E i primi spesso si presentano come la riscoperta, in forme nuove, della tradizione più o meno autentica di un luogo.
Di qui la necessità preliminare, rispetto a ogni progetto di valorizzazione, di compiere un'indagine sul senso che un territorio ha accumulato nel corso della sua storia e sul modo in cui questo senso è prodotto in loco, diffuso all'esterno e depositato nella cultura, fino a influenzarne la percezione collettiva. Non conta tanto accertare quali siano attualmente questi atteggiamenti, che spesso sono poco accentuati e potenzialmente mobili, quanto quali siano le matrici di senso sulla base dei quali essi vengono generati.
Proprio per questo statuto del senso delle città non vi è una differenza sostanziale fra il modo in cui vanno analizzati i luoghi reali e quello che si applica ai luoghi finzionali della letteratura e della fiction in generale: a partire anche dall'ipotesi che le città siano in qualche modo testi, ovvero luoghi di inscrizione, reiscrizione, erosione di segni e di valori, perciò soggetti a interpretazioni e reinterpretazioni progressive di cui sono responsabili le comunità che in quelle città vivono e operano.
L'obiettivo finale è quello di costruire un modello delle pratiche di risignificazione delle città e del modo in cui questi sensi sono trasmessi e recepiti. Questo modello non potrà essere univoco, per la complessità stessa del tema. Ma potrà aiutare almeno a ipotizzare una tipologia di processi e di pratiche, utile da un lato a comprendere processi sociali ed economici di grande rilevanza, come quelli connessi all'organizzazione del territorio, alla fruizione del patrimonio culturale, al turismo e ai viaggi; dall'altro aiuterà a definire meglio il funzionamento di processi letterari, mediatici e audiovisivi che sono spessi rimasti marginali nell'ambito dei rispettivi campi di studio, come l'analisi delle descrizioni urbane in letteratura e nelle arti figurative, delle fotografie e in genere delle immagini di paesaggio.
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